Pasquale Valitutti è l'unico testimone vivente della tragica notte tra il 15 ed il 16 dicembre quando, dopo ore estenuanti di attesa, seduto dietro la porta dell'ufficio del commissario Calabresi, aspettava che Pinelli uscisse dalla stanza per essere interrogato. "Saranno state le 11 e mezzo, grosso modo, in quella stanza succede qualcosa che io ho sempre descritto nel modo più oggettivo, più serio, scrupoloso, dei rumori, un trambusto, come una rissa, come se si rovesciassero dei mobili, delle sedie, delle voci concitate", racconta commosso ancora oggi. Il racconto che fa Pasquale Valitutti di quella sera è sempre lo stesso da 40 anni, non è mai cambiato di una virgola: Calabresi era in quella stanza quando Pinelli si gettò dalla finestra. "Il compagno Giuseppe Pinelli è stato materialmente assassinato dai signori: Calabresi, Lograno, Panessa, Muccilli, Mainardi e Caracuta su mandato degli alti vertici di polizia e governo", ripete Lello. Se qualcuno si sente calunniato sporga denuncia e ci si dia la possibilità di un nuovo processo. Io continuo a chiedere giustizia e verità per il nostro compagno Giuseppe Pinelli. Si aprano gli armadi, si rimuova il segreto di Stato sulle stragi e si dica la verità su tutto quel periodo".
Il nuovo libro di Nicoletta Orlandi Posti
Prefazione di Erri De Luca
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Nicoletta Orlandi Posti, Ⓐ come amore PDF
Ⓐ come amore
Attraverso il diario di un'anarchica morta in circostanze misteriose, ritrovato casualmente dalla figlia dopo trent'anni, viene raccontata la storia d'italia a partire dalla morte di Pino Pinelli fino al sequestro di Aldo Moro. La protagonista è una giovane donna che vive a Ventotene e che attraverso il diario e i racconti degli amici della madre riesce a scoprire non solo chi era lo sconosciuto brigatista di via Fani a bordo della Honda, del quale parlano tanti testimoni mai realmente identificato, ma anche a dipanare molti dei misteri legati al sequestro e all'omicidio del presidente della Dc.Per leggere il romanzo basta cliccare sui capitoli nel blog romanzo
oppure scarica l'e-book gratuito
Il reichstag brucia?
Il reichstag brucia?
Compagni,
il movimento reale del proletariato rivoluzionario italiano lo sta
conducendo verso il punto da cui sarà impossibile - per lui e per i suoi
nemici - ogni ritorno al passato. Mentre si dissolvono una dopo l'altra
tutte le illusioni sulla possibilità di ristabilire la "normalità"
della situazione precedente, matura per entrambe le parti la necessità
di rischiare il proprio presente per guadagnarsi il proprio futuro. Di
fronte al montare del movimento rivoluzionario, malgrado la metodica
azione di recupero dei sindacati e dei burocrati della vecchia e nuova
"sinistra", diviene fatale per il Potere rispolverare ancora una volta
la vecchia commedia dell'ordine, giocando questa volta la falsa carta
del terrorismo, nel tentativo di scongiurare la situazione che lo
costringerà a scoprire tutto il suo gioco di fronte alla chiarezza della
rivoluzione. Gli attentati anarchici del 1921, i gesti disperati dei
sopravvissuti al fallimento del movimento rivoluzionario di allora,
fornirono un comodo pretesto alla borghesia italiana per instaurare, con
il fascismo, lo stato d'assedio su tutta la società. Forte - nella sua
impotenza - della lezione del passato, la borghesia italiana del 1969
non ha bisogno di vivere la grande paura del moto rivoluzionario, né di
aspettare la forza che solo dalla sconfitta di questo le può ancora
derivare, per liberarsi delle proprie illusioni democratiche. Oggi essa
non ha più bisogno degli errori dei vecchi anarchici per trovare un
pretesto alla realizzazione politica della propria realtà totalitaria,
ma tale pretesto cerca di fabbricarselo da sola, incastrando i nuovi
anarchici in una montatura poliziesca, o manipolando i più sprovveduti
fra loro in una grossolana provocazione. Gli anarchici, in effetti,
offrono i migliori requisiti per le esigenze del potere: immagine
staccata e ideologica del movimento reale, il loro "estremismo"
spettacolare permette di colpire in loro l'estremismo reale del
movimento.
LA BOMBA Dl MILANO E' ESPLOSA
CONTRO IL PROLETARIATO
Destinata a ferire le categorie meno radicalizzate, per allearle al potere, e a chiamare a raccolta la borghesia per la "caccia alle streghe": non a caso la strage fra gli agricoltori (Banca Nazionale dell'Agricoltura), solo la paura tra i borghesi (Banca Commerciale). I risultati, diretti e indiretti, degli attentati, sono il loro fine. Per il passato, l'atto terroristico - come manifestazione primitiva e infantile della violenza rivoluzionaria nelle situazioni arretrate, o come violenza perduta sul terreno delle rivoluzioni sconfite - non è mai stato che un atto di rifiuto parziale, e perciò vinto in partenza: la negazione della politica sul terreno della politica stessa. Al contrario, nella situazione attuale, di fronte all'ascesa di un nuovo periodo rivoluzionario, è il Potere stesso che, nel tendere alla propria affermazione totalitaria, esprime spettacolarmente la propria negazione terroristica. In un'epoca che vede rinascere il movimento che sopprime ogni potere separato dagli individui, il Potere stesso è costretto a riscoprire, fino alla prassi cosciente, che tutto ciò che esso non uccide lo indebolisce. Ma la borghesia italiana è la più miserabile d'Europa. Incapace oggi di realizzare il proprio terrore attivo sul proletariato, non le resta che tentare di comunicare alla maggioranza della popolazione il proprio terrore passivo, la paura del proletariato. Impotente e maldestra, nel tentativo di bloccare in questo modo lo sviluppo del movimento rivoluzionario e di crearsi ad un tempo artificialmente una forza che non possiede, rischia di perdere in un sol colpo entrambe le possibilità. E' così che le fazioni più avanzate del potere (interne o parallele - governative o d'opposizione) hanno dovuto sbagliare. L'eccesso di debolezza riporta la borghesia italiana sul terreno dell'eccesso poliziesco, essa comincia a comprendere che la sua sola possibilità uscire da un'agonia senza fine passa per il rischio della fine immediata della sua agonia. Così il Potere deve bruciare fin dall'inizio l'ultima carta politica da giocare prima della guerra civile o di un colpo di stato di cui è incapace, doppia carta del falso "pericolo anarchico" (per la destra) e del falso "pericolo fascista" (per la sinistra), allo scopo di mascherare e di rendere possibile la sua offensiva contro il vero pericolo, il proletariato. Di più, l'atto con cui oggi la borghesia tenta di scongiurare la guerra civile è in realtà il suo primo atto di guerra civile contro il proletariato. Per il proletariato dunque, non si tratta più evitarla né di incominciarla, ma di vincerla. Ed esso ha ormai incominciato a capire che non è con la violenza parziale che la può vincere, ma con l'autogestione totale della violenza rivoluzionaria e l'armamento generale dei lavoratori organizzati nei Consigli operai. Esso quindi sa ormai di dover respingere definitivamente, con la rivoluzione, l'ideologia della violenza insieme alla violenza dell'ideologia.
Compagni: non lasciatevi fermare qui: il potere e i suoi alleati hanno paura di perdere tutto; noi non dobbiamo avere paura di loro e soprattutto non dobbiamo averne di noi stessi: « non abbiamo da perdere che le nostre catene e tutto un mondo da guadagnare ».
Viva il potere assoluto dei Consigli operai!
Compagni,
il movimento reale del proletariato rivoluzionario italiano lo sta
conducendo verso il punto da cui sarà impossibile - per lui e per i suoi
nemici - ogni ritorno al passato. Mentre si dissolvono una dopo l'altra
tutte le illusioni sulla possibilità di ristabilire la "normalità"
della situazione precedente, matura per entrambe le parti la necessità
di rischiare il proprio presente per guadagnarsi il proprio futuro. Di
fronte al montare del movimento rivoluzionario, malgrado la metodica
azione di recupero dei sindacati e dei burocrati della vecchia e nuova
"sinistra", diviene fatale per il Potere rispolverare ancora una volta
la vecchia commedia dell'ordine, giocando questa volta la falsa carta
del terrorismo, nel tentativo di scongiurare la situazione che lo
costringerà a scoprire tutto il suo gioco di fronte alla chiarezza della
rivoluzione. Gli attentati anarchici del 1921, i gesti disperati dei
sopravvissuti al fallimento del movimento rivoluzionario di allora,
fornirono un comodo pretesto alla borghesia italiana per instaurare, con
il fascismo, lo stato d'assedio su tutta la società. Forte - nella sua
impotenza - della lezione del passato, la borghesia italiana del 1969
non ha bisogno di vivere la grande paura del moto rivoluzionario, né di
aspettare la forza che solo dalla sconfitta di questo le può ancora
derivare, per liberarsi delle proprie illusioni democratiche. Oggi essa
non ha più bisogno degli errori dei vecchi anarchici per trovare un
pretesto alla realizzazione politica della propria realtà totalitaria,
ma tale pretesto cerca di fabbricarselo da sola, incastrando i nuovi
anarchici in una montatura poliziesca, o manipolando i più sprovveduti
fra loro in una grossolana provocazione. Gli anarchici, in effetti,
offrono i migliori requisiti per le esigenze del potere: immagine
staccata e ideologica del movimento reale, il loro "estremismo"
spettacolare permette di colpire in loro l'estremismo reale del
movimento.LA BOMBA Dl MILANO E' ESPLOSA
CONTRO IL PROLETARIATO
Destinata a ferire le categorie meno radicalizzate, per allearle al potere, e a chiamare a raccolta la borghesia per la "caccia alle streghe": non a caso la strage fra gli agricoltori (Banca Nazionale dell'Agricoltura), solo la paura tra i borghesi (Banca Commerciale). I risultati, diretti e indiretti, degli attentati, sono il loro fine. Per il passato, l'atto terroristico - come manifestazione primitiva e infantile della violenza rivoluzionaria nelle situazioni arretrate, o come violenza perduta sul terreno delle rivoluzioni sconfite - non è mai stato che un atto di rifiuto parziale, e perciò vinto in partenza: la negazione della politica sul terreno della politica stessa. Al contrario, nella situazione attuale, di fronte all'ascesa di un nuovo periodo rivoluzionario, è il Potere stesso che, nel tendere alla propria affermazione totalitaria, esprime spettacolarmente la propria negazione terroristica. In un'epoca che vede rinascere il movimento che sopprime ogni potere separato dagli individui, il Potere stesso è costretto a riscoprire, fino alla prassi cosciente, che tutto ciò che esso non uccide lo indebolisce. Ma la borghesia italiana è la più miserabile d'Europa. Incapace oggi di realizzare il proprio terrore attivo sul proletariato, non le resta che tentare di comunicare alla maggioranza della popolazione il proprio terrore passivo, la paura del proletariato. Impotente e maldestra, nel tentativo di bloccare in questo modo lo sviluppo del movimento rivoluzionario e di crearsi ad un tempo artificialmente una forza che non possiede, rischia di perdere in un sol colpo entrambe le possibilità. E' così che le fazioni più avanzate del potere (interne o parallele - governative o d'opposizione) hanno dovuto sbagliare. L'eccesso di debolezza riporta la borghesia italiana sul terreno dell'eccesso poliziesco, essa comincia a comprendere che la sua sola possibilità uscire da un'agonia senza fine passa per il rischio della fine immediata della sua agonia. Così il Potere deve bruciare fin dall'inizio l'ultima carta politica da giocare prima della guerra civile o di un colpo di stato di cui è incapace, doppia carta del falso "pericolo anarchico" (per la destra) e del falso "pericolo fascista" (per la sinistra), allo scopo di mascherare e di rendere possibile la sua offensiva contro il vero pericolo, il proletariato. Di più, l'atto con cui oggi la borghesia tenta di scongiurare la guerra civile è in realtà il suo primo atto di guerra civile contro il proletariato. Per il proletariato dunque, non si tratta più evitarla né di incominciarla, ma di vincerla. Ed esso ha ormai incominciato a capire che non è con la violenza parziale che la può vincere, ma con l'autogestione totale della violenza rivoluzionaria e l'armamento generale dei lavoratori organizzati nei Consigli operai. Esso quindi sa ormai di dover respingere definitivamente, con la rivoluzione, l'ideologia della violenza insieme alla violenza dell'ideologia.
Compagni: non lasciatevi fermare qui: il potere e i suoi alleati hanno paura di perdere tutto; noi non dobbiamo avere paura di loro e soprattutto non dobbiamo averne di noi stessi: « non abbiamo da perdere che le nostre catene e tutto un mondo da guadagnare ».
Viva il potere assoluto dei Consigli operai!
Valpreda. Processo al processo PDF
Valpreda. Processo al processo, di Marco Fini e Andrea Barbieri
Feltrinelli, 1972
scarica il Pdf cliccando qui
Feltrinelli, 1972
scarica il Pdf cliccando qui
Precisazione degli anarchici romani al libro "La strage di Stato"
La precisazione degli anarchici romani
al libro "La Strage di Stato": documento pubblicato in http://stragedistato.wordpress.com:
Gruppi Anarchici di Roma.
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