Evviva Maria, uno spettacolo teatrale di Ulderico Pesce
con Lara Chiellino
Il
testo racconta la storia dei “Moti di Reggio Calabria del 1970”, un
avvenimento tragico e paradossale che rappresenta ancora oggi la più
importante rivolta popolare italiana dal dopoguerra a oggi. Il popolo di
Reggio Calabria protestò in maniera determinata, costruendo barricate
nella città, occupando strade e ferrovie, contro la decisione di
nominare capoluogo della Regione Calabria la città di Catanzaro, che
contava circa settantamila abitanti, e non quella di Reggio Calabria che
ne contava centosettantamila. Molti furono i morti e molti i feriti e
quei fatti rappresentano ancora oggi, una ferita aperta per tutto il
Mezzogiorno d’Italia.
Lo spettacolo mira a rintracciare e
raccontare i veri motivi di quella ribellione, che affondano le radici
in una politica del Governo centrale verso il Sud che ha coltivato solo
illusioni e inganni, politica mai realizzata a pieno e che si è rivelata
con gli anni senza prospettive reali. Un Sud che è stato lasciato nelle
mani della malavita che oggi, a Reggio Calabria, come in altre parti
del Sud dell’Italia, regna incontrastata.
“La notte del 26
settembre 1970 morirono sull’autostrada del Sole fra Ferentino ed
Anagni, alle ore 23,25, in uno scontro con un autotreno, cinque giovani
che si recavano a Roma per portare ad un giudice “carte e documenti
segreti” che avrebbero fatto capire gli autori reali dell’attentato al
treno “La Freccia del Sud”, avvenuto il 22 luglio dello stesso anno,
all’altezza di Gioia Tauro, in cui persero la vita sei persone. Entrambi
gli episodi furono frettolosamente archiviati dalla Magistratura come
“incidenti”, molti invece continuano a pensare, a dire e a scrivere, che
quei fatti definiti “incidenti” furono, viceversa, veri e propri
“attentati” con cui si mirava a destabilizzare l’ordine sociale e a
mettere a tacere ragazzi scomodi che avevano intuito i manovratori
reali, o meglio gli strumentalizzatori dei Moti di Reggio Calabria che,
approfittando della battaglia dei reggini, miravano a conquistare
l’Italia con la forza.
Visto che lo Stato italiano ha lasciato nel
dimenticatoio questi fatti, tocca a noi “teatranti”, “pagliacci” per
vocazione, ricordare quei morti”.
Ulderico Pesce